Il
Convegno su “Cuba, fra mito e realtà”, che ha avuto come relatori
l’ambasciatore Armando Valladares e lo scrittore, storico e giornalista Mario
Cervi, vuol essere una prima introduzione a un’indagine
che Impegno Civico ha in progetto di realizzare nei prossimi mesi, e che sarà
incentrata sul rapporto che intercorre fra principi etici e sistemi economici,
vigenti e futuribili.
Cuba, fra mito e realtà
Discorso tenuto dall’Ambasciatore Armando Valladares
Oratorio di San Filippo Neri
Bologna, 11 novembre 2003
Vorrei parlarvi del mio paese natale, Cuba, e condividere con voi alcune riflessioni
riguardo alla realtà sociale e politica del regime
cubano.
Recentemente Cuba è apparsa sulle
pagine dei giornali di tutto il mondo, ed è difficile che ci sia da qualche
parte un cittadino che non sappia nulla di quello che vi accade.
Nel 1959 con il trionfo della
rivoluzione di Castro, la maggior parte del popolo cubano lo appoggiò, ed
io fui uno di questi. Quel discorsoche denunciava le ingiustizie, quelle idee di libertà
e di rispetto per la dignità umana, e le dichiarazioni dello stesso Castro
secondo le quali era contro tutte le dittature, mi fecero credere che alla
fine la mia Patria avrebbe avuto una società libera. Credo che il mondo intero abbia simpatizzato
per Fidel Castro: i popoli cedettero in lui. Però molto presto arrivò la frustrazione
perché lo stesso Castro, che allora portava una croce appesa al collo e che
si autoproclamava vincitore della dittatura di destra di Batista, non fece
altro che stabilire la sua di dittature, mille volte più repressiva e sanguinaria
di quella che aveva combattuto.
Secondo me
non esiste una dittatura buona, nessuna ha giustificazioni. Il crimine e la tortura
sono abominevoli sia che li commetta la destra sia che li commetta la
sinistra.
Sfortunatamente, invece, al
riguardo esistono due pesi e due misure, ed è per questo che Castro ha
mantenuto il potere per
quasi mezzo secolo, in quanto gli stessi che denunciano le dittature di destra,
giustificano gli stessi crimini quando li commette il tiranno Fidel Castro,
come se ci fosse differenza tra essere torturati dalla polizia di Pinochet ed
essere torturati dalla polizia di Castro.
Tutti quei crimini, le
fucilazioni, i campi di concentramento, la mancanza di libertà in tutti questi
anni, hanno avuto come giustificazione il fatto che
Castro ha costruito scuole e ospedali. Questo è stato l’alibi per giustificare
la mancanza di libertà, la tortura, gli assassinii e i campi di concentramento.
Con questo ragionamento dovremmo allora giustificare però anche Stalin, Hitler
e Batista, i quali costruirono molti più ospedali e
scuole di quanti ne abbia costruiti Fidel Castro!
Dati di raffronto con il
passato.
La propaganda del regime cubano
ha presentato la Cuba del 1958 come se fosse stata una terra insalubre, dove le
persone morivano in mezzo alla strada, senza assistenza medica, e come se tutti
quanti fossero analfabeti.
La colpa di ciò è da attribuire in
parte ad alcuni giornalisti che, giunti sull’isola, preferiscono prendere come
cosa certa le statistiche false che vengono loro offerte
dai funzionari del governo cubano, piuttosto che andare in una biblioteca e
consultare gli annuari statistici delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione
Mondiale della Sanità, dell’Unesco e
così via.
Se lo facessero, vedrebbero che fino al trionfo della rivoluzione
nel 1959, l’indice di mortalità infantile a Cuba non era del 37 per mille, come
dice il governo cubano, bensì del 17 per mille, che allora era il più basso di
tutta l’America Latina, e seguiva molto da vicino gli Stati Uniti.
La realtà non è più così.
Nel 1959 Cuba era il terzo paese
per entrate procapite dell’America Latina e il secondo consumatore di carne del
continente, seguendo di poco l’Argentina. Fidel Castro da più di quarant’anni
ha imposto una carta di razionamento e teoricamente si vendono sei chili di
carne per persona all’anno.
Cuba era il terzo paese per
consumo di calorie. Il primo ad avere la televisione, dopo
gli Stati Uniti. Allora c’erano 56 televisioni per
ogni mille abitanti; 176 ricevitori radio per 1000 abitanti; un frigorifero
ogni 19 abitanti; un medico ogni mille abitanti, un dentista ogni 3000
abitanti.
Nel 1959 Cuba aveva il primato in
tutta l’America Latina per consumo di energia
elettrica. Aveva 7224 km di strade asfaltate. Fu il primo paese dell’America
Latina ad avere la ferrovia, e per estensione di strade ferrate occupava il
tredicesimo posto nel mondo.
Il fatto di dare tante cifre può
forse risultare tedioso, però vi invito domani o la
prossima settimana a consultare le fonti che vi ho segnalato, gli annuari statistici
delle Nazioni Unite. Dategli uno sguardo e vi accerterete di ciò che dico.
Mentire? E’ già successo
Vorrei ricordarvi
per inciso che quando gli americani del Nord invasero l’Isola di Granada,
trovarono documenti e istruzioni
del governo cubano che spiegavano al
dittatore deposto di Granada, Bishop, come trattare le statistiche: quelle veritiere andavano tenute molto
confidenziali, e quelle false dovevano servire per ingannare gli organismi
internazionali e la stampa con successi inventati.
Vi ricordo che
storicamente si è dimostrato che i comunisti mentono. Faccio un solo esempio: durante la secondo
guerra mondiale i russi fucilarono 15mila
ufficiali polacchi nel bosco di Katyn. Di questo si era sempre dato la colpa a Hitler. Fu solo dopo la caduta dell’impero
sovietico nel 1991 che venne fuori la verità, e per quel genocidio Gorbaciov
chiese pubblicamente perdono ai polacchi.
Quando, nel 1988, per ordine dell’ONU, una delegazione visitò Cuba
per indagare sulla società cubana, il governo cubano cercò di ingannarla con
cifre false riguardo all’educazione e alla salute pubblica.
Per esempio, il Ministro della Sanità
disse che nel 1959, cioè prima della rivoluzione,
l’aspettativa di vita media era stata di 59 anni, mentre le statistiche delle
Nazioni Unite indicano che nel 1958 era di 61 anni (tavola 75 del 1977,
“Tendenze e politiche della popolazione mondiale”). Un altro esempio: il
governo cubano disse che nel 1958 c’erano a Cuba 250
dentisti, però l’annuario statistico dell’ONU del 1958 dice che ce n’erano
2100. Ancora un altro esempio: nel 1958 non c’erano tre centri di insegnamento superiore a Cuba, come ha detto il governo
cubano, bensì otto centri, come dice l’annuario statistico dell’ONU del 1960,
pagina 579. E la popolazione di allora non arrivava a
sei milioni.
Nel 1958, delle 161 fabbriche di
zucchero esistenti, 121 erano nelle mani del capitale cubano. Le banche per il
61 per cento erano cubane. Nello stesso anno gli investimenti nordamericani
rappresentavano meno del 14 per cento di tutti gli investimenti di capitale
nell’Isola, e il “peso” cubano arrivò a valere anche più del dollaro.
Nel 1958 i lavoratori di Cuba
avevano il diritto di organizzarsi in sindacati liberi, il diritto di negoziare
collettivamente con le imprese (“collective bargaining”), il diritto di sciopero, il
salario minimo, non potevano essere licenziati senza giusta causa, avevano le
ferie pagate, il diritto ad avere lo stipendio pagato con la moneta che era
legalmente in corso e non in vaglia; il diritto alla settimana di 5 giorni
lavorativi; il diritto alla giornata di 8 ore lavorative; il diritto della
donna ad andare in licenza per maternità e ad avere il lavoro garantito al suo
ritorno. Successi come questi non esistevano ancora negli Stati Uniti e negli
altri paesi sviluppati.
Nel 1959 c’erano i sindacati
industriali nazionali e 2490 sindacati locali, ed erano
in vigore più di 10 mila contratti collettivi di lavoro. Attualmente gli
operai cubani non hanno il diritto di sciopero, e non ci sono sindacati liberi.
Le imprese straniere che costruiscono hotel a Cuba e impiegano operai cubani devono passare le paghe al governo in dollari,
poi il governo paga gli operai in pesos cubani. Lo stipendio medio mensile a
Cuba è di sei dollari, che corrispondono a circa 150 pesos
cubani.
Queste condizioni di lavoro da
schiavi sono mantenute da molte imprese spagnole ed italiane che si prestano allo
sfruttamento degli operai cubani.
La
casa
Adesso vorrei parlarvi delle
abitazioni dei cubani. Nel 1959, l’anno in cui trionfò la rivoluzione, l’associazione
dei giornalisti di Cuba fece un censimento in tutta l’isola, arrivano
a stabilire che circa 17 mila persone vivevano nelle favelas. Oggi però vivono
in queste condizioni più di 100 mila persone, in casupole costruite con materiali
di scarto, cartone, pezzi
di latta. Non hanno i sanitari, non hanno acqua corrente, il
pavimento di casa è la nuda terra, vigono condizioni
di vita insalubri e misere. Lo stesso Castro, in un discorso pubblicato nel
quotidiano Granma il 26 luglio 1998, ammise l’esistenza di queste “ville di
miseria”. Si riferiva ad una in particolare, chiamata “El Romerillo”, disse che era un quartiere malsano e che le condizioni delle
abitazioni erano realmente dure. E dichiarò che
c’erano un gran numero di tali favelas all’Havana, dove vivono, secondo lo
stesso Castro, circa 50 mila persone.
In un altro discorso pubblicato
il prima agosto 1988 sul Granma, Castro disse che
nella città di Santiago di Cuba vivevano all’incirca 15/29 mila persone in
condizioni come quelle descritte.
Dall’estero: elemosine
necessarie
Nel 1959 Cuba non riceveva nessun
aiuto finanziario dall’estero, ma sotto la dittatura di Castro Cuba ha vissuto di elemosina internazionale. L’aiuto che l’ormai scomparsa Unione
Sovietica inviava a Cuba rappresentava in cifre concrete il 40 per cento del
totale degli aiuti esteri erogati dall’Urss. Questo denaro fu utilizzato per
mantenere le guerra in Africa, le guerriglie in
America Latina e l’ordine in tutto il mondo, e per sostenere il brutale
apparato repressivo che mantiene il dittatore al potere. Migliaia di milioni di
dollari che sarebbero dovuti servire a migliorare la
qualità di vita del popolo cubano.
Secondo la testimonianza dell’economista
Frina Zorina, dell’Accademia delle Scienze dell’Urss, conferenza tenuta alla Fondazione
Pablo Iglesias, a Madrid, nel 1989, i sussidi che l’Urss diede a Cuba durante tutti
questi anni di rivoluzione castriste arrivarono
all’astronomica cifra di più di 100 mila milioni di i dollari, ovvero, che è lo
stesso, 3 volte la somma del Piano Marshall e dell’Alleanza per il Progresso
messi insieme (infatti il Piano Marshall era di 14 mila milioni e l’Alleanza per il progresso 20
mila milioni di dollari.)
Tuttavia quest’aiuto economico
non servì a migliorare gli indici di qualità della vita e di sviluppo a Cuba. Tutto il
contrario. Secondo l’Annuario statistico delle Nazioni unite, della Banca
Mondiale, dell’Unesco, della Oms ecc, Cuba, all’atto
del trionfo della rivoluzione e nonostante il processo dittatoriale di Batista,
si trovava al secondo e al terzo posto in tutte le statistiche, nell’ambito dell’America
Latina. Oggi, dopo 45 anni di dittatura, Cuba è scesa al 13mo posto.
Quali sono stati gli obiettivi centrati dal sussidio
sovietico al regime di Castro? La società cubana è forse più prospera, più
sana, più sviluppata, più libera? Neanche per una settimana hanno potuto
eliminare la carta del razionamento, che dura ormai da oltre 40 anni.
I diritti umani
Cuba si mantiene al primo posto
solo nella statistiche sulla mancanza di libertà, sulla
repressione, sui crimini e sulla tortura; ha il peggior record per quanto
riguarda il rispetto dei diritti umani.
Un quinto della popolazione si è
visto obbligato a fuggire dall’isola carcere. È come se l’Italia avesse circa 16 milioni
di esiliati politici.
Dal 1959 ad ora il regime di Castro
ha fucilato e assassinato nelle carceri più di 20 mila cubani. Più di mezzo
milione di cittadini è passato per le prigioni politiche.
Il mondo non voleva credere alla
brutalità dei campi di concentramento nazisti. Si dovette aspettare la fine di
Hitler, quando i cameramen entrarono nelle camere di tortura e se ne conobbero
i dettagli. Il mondo inorridì.
Lo stesso accadrà a Cuba. E allora molti di voi ricorderanno queste mie parole.
Cuba è costantemente all’ordine
del giorno della Commissione per i diritti umani dell’ONU, in
qualità di paese che viola sistematicamente, uno per uno, tutti gli
articoli della “Dichiarazione universale” di questi diritti.
Io ho passato 22 anni nelle
carceri. Fui condannato per le mie convinzioni morali. Non si poté portare una
sola prova contro di me. Non c’è un solo centimetro del mio corpo che non sia stato colpito, massacrato, torturato.
La prestigiosa
organizzazione Amnesty International da 12 anni ha denunciato che il
trattamento ai prigionieri politici cubani è “crudele, inumano e degradante” e
che si pratica la tortura. La Croce Rossa, la Commissione internazionale dei
Giuristi, l’Ufficio Internazionale per il lavoro (OIT)
e molti altri organismi denunciano costantemente le violazioni dei diritti
umani a Cuba.
Castro liquidò istituzionalmente
le libertà di espressione di pensiero e di religione
con la Costituzione comunista del 1976, che all’articolo 54 dice “E’ punibile
chi oppone le credenze o la fede religiosa alla Rivoluzione”. E la Piattaforma
Pragmatica del Partito
comunista di Cuba a pagina 98 dice: “si insisterà nella progressiva
eliminazione delle credenze religiose attraverso la propaganda scientifica
materialista”. L’espulsione dei sacerdoti cattolici e la chiusura di tutte le
scuole cattoliche erano cominciati fin dall’inizio
della rivoluzione.
La libertà di espressione
è proibita dall’art 52, dove si segnala che: ” si riconosce ai cittadini la
libertà di parola e di stampa, conformemente ai fini della società socialista”.
Per questo i quotidiani, la radio e la tv sono controllati e appartengono al
partito comunista.
L’articolo 1 elimina la proprietà privata quando dice “lo stato organizza, dirige e controlla l’attività
economica nazionale.”
La vera realtà cubana salta agli occhi di qualsiasi visitatore. Migliaia di
turisti italiani visitano Cuba, non mi riferisco a coloro che
vanno là in cerca di sesso facile e a basso prezzo, bensì a coloro che,
venendo da un paese libero come questo, non possono fare a meno di notare l’angustia, la carenza di
libertà, il terrore che vive nell’anima di ciascun cubano.
Le torture, le violazioni dei
diritti umani da qualsiasi parte vengano, costituiscono delle aggressioni
contro la specie, e dobbiamo combatterle con altrettanta energia. Questo è proprio ciò che dà forza morale ed
efficacia al nostro messaggio.
Recentemente Fidel Castro ha
fucilato tre giovani cubani che cercavano di fuggire da Cuba. Non avevano ucciso nessuno, volevano solo scappare. Inoltre ha incarcerato 75 dissidenti, tra cui una ventina di
giornalisti liberi professionisti. Tutta l’Europa è inorridita di fronte a questo modo di procedere. Ma si
sorprende solo chi non conosce Castro. Castro non ha mai smesso di reprimere,
assassinare e incarcerare. L’Unione europea ha preso delle misure contro questa
repressione.
Con il regime nessun
compromesso
Qualche anno fa io denunciai proprio
qui in Italia la natura criminale del regime castrista. Oggi ritorno a farlo e annuncio
anche il fatto che il popolo cubano rifiuta qualunque tipo di accordo o compromesso con il tiranno. L’accettare
una transizione pacifica ammettendo come legittima la Costituzione del 1976,
che proibisce la libera espressione di pensiero, di stampa e di religione, è
inaccettabile. Un piano di transizione che non dissolve i corpi repressivi, che
non mette in discussione la permanenza al potere del
dittatore, il quale può continuar a stare lì e dirigere egli stesso la
“transizione pacifica”, è una burla, un escamotage per l’ansia di libertà del
popolo cubano.
Questo tipo di “transizione pacifica”, che permette ai gerarchi del Partito di assumere il ruolo di capitalisti (già il 60 per cento degli Hotels sono in mano al governo) senza che i criminali debbano rispondere di fronte alla giustizia, è inaccettabile.
Questa transizione politica che esclude
gli esiliati politici e gli ex-prigionieri politici come me, dalle decisioni
politiche della Cuba futura, ha il ripudio del popolo
e degli esiliati.
Non vogliamo una transizione come
quella del Nicaragua, dove il fratello del dittatore rimase Capo dell’Esercito
e i torturatori continuarono a comandare nel paese. Il popolo cubano vuole che
sparisca la tirannia, insieme a quelli che l’hanno
mantenuta. Non ci sarà mai una soluzione se Castro e la sua camarilla di assassini continuano a stare lì.
Non sono sprazzi di libertà ciò a
cui aspira il popolo di Cuba. Non vogliamo condividere le strutture della
tirannia, né che ci permettano di aspirare a incarichi
dentro il governo di Castro con la cordata indegna che poco a poco cambierà la
bilancia del potere.
Questo processo mezzo e mezzo, questa transizione che lascerebbe in funzione tutto l’ingranaggio della dittatura, è la soluzione che appoggia l’Unione europea, appoggiata in questa faccenda dalla Spagna. E sapete perché? Perché non gli interessa assolutamente che Cuba recuperi la libertà, ma solo proteggere i suoi investimenti, i suoi Hotels.
Nel salutarvi e ringraziarvi della
pazienza di avermi ascoltato, concludo dicendo che le
dittature, di qualsiasi ideologia siano, sono inaccettabili.
L’uomo è l’essere più meraviglioso
della natura: torturarlo,
distruggerlo, sterminarlo per le sue idee è, più che una violazione dei diritti
umani, un crimine contro tutta l’umanità.
Molte grazie.
Bologna,
10 novembre 2003
[Traduzione di Daniela Marletta]