Moschea: accoglienza e integrazione a Bologna
11 febbraio 2008
Dall’intervento
dell’imam italiano YAHYA SERGIO YAHE PALLAVICINI, presidente del COREIS
Purtroppo in questa bella città dove ho avuto il piacere di essere formato come ufficiale in artiglieria e imparare il senso della difesa e della patria e dello Stato, capita che ci sono amministratori ingenui o poco lungimiranti, ma direi, soprattutto, per quanto riguarda il tema della serata, poco conoscitori. Ignorano la realtà del problema e si prestano quindi a situazioni che poi è quasi impossibile districare. Perché sono nodi malposti di una impostazione artefatta e artificiosa, che sulla base di una presunta libertà di religione o di cosiddetti principi delle istituzioni laiche, in realtà, a mio modo di vedere, da cittadino italiano e da religioso musulmano, sono la vera e propria contraffazione di tutto. Perché non c’è spiritualità e non c’è umanità, non c’è laicità e non c’è tradizione. Non c’è religione e non c’è sicurezza sociale. Anche se queste parole vengono usate come slogan.
In realtà, lo dico da religioso e da cittadino italiano, qui si sta cercando forse in maniera subdola o ingenua di creare un artificio, un artificio della spiritualità e un artificio dell’umanità, un artificio della libertà e un artificio della religiosità. Si sta creando una subdola alleanza (purtroppo il termine è troppo nobile) fra una istituzione che con il pretesto di una laicità aconfessionale sta maturando una politica antireligiosa. E per poter rivendicare il proprio attacco ai valori tradizionali e universali di ogni vera religione e fede, soprattutto sulla base della radice storico spirituale e culturale dell’Italia contemporanea, cerca di allearsi con chi gli conviene di piu, e cioè non con un’altra comunità religiosa ma con la parodia più violenta, bigotta, letteralista, formalista e nostalgica di questa stessa comunità. E quindi si crea una alleanza che definerei semplicemente anti-clericale, anti-religiosa.
E’ la stessa alleanza che noi abbiamo visto storicamente che ha portato, in altri tempi, anche se con altre colorazioni, a leggi razziali nei confronti dei nostri fratelli ebrei, o che ha portato alla recente ignobile e vergognosa discriminazione nei confronti di Papa Benedetto XVI, non autorizzato a parlare come autorità suprema del cristianesimo occidentale e come qualificatissimo docente e teologo di spiritualità e di dottrina cristiana, all’interno di un ateneo cosiddetto laico, o pubblico, o aperto al confronto con le altre opinioni.
Ciò che è veramente sotto attacco, e a me fa piacere concorrere a cercare di difenderli, sono proprio i sacrosanti valori cristiani, legati a una spiritualità autentica, a una tradizione che si basa veramente su un rispetto del sacro, non su delle basi di slogan ma di un’autentica trasmissione apostolica di una cultura di particolare sensibilità e profondità dottrinale, che non può essere messa a confronto con un ateismo dilagante da neo-paganesimo, che forse vorrebbe mettere i veri testimoni di una spiritualità e i veri interpreti di una umanità profonda e non demagogica, tutti, come in altri tempi, nel colosseo a essere uccisi per il divertimento dei neopagani. Questo è lo scenario che bisogna cominciare a considerare.
Non è vero, come ha detto il primo cittadino di questa citta, che è fatto negli interessi comunque di una comunità di immigrati, non è vero che è fatto negli interessi di una comunità religiosa. E’ fatto negli interessi, proabilmente commerciali, per uno scambio di un lotto di terreno che interessa al comune o alla provincia. Perché se avessero interesse a costruire la moschea di quell’interlocutore lì, lo potrebbero fare dove hanno già il terreno. Invece hanno costruito questo artificio contrattuale di baratto e di scambio fra vari terreni per cercare comunque poi alla fine di avere come unico e esclusivo interlocutore di tutta la comunità islamica a livello nazionale, e cittadino, e occidentale contemporanea solamente l’espressione, guarda caso, dello stesso esclusivismo anti-cristiano e anti-ebraico, quindi anti-giudeocristiano, che rappresenta da sempre il nuovo bigottismo formalista del cosiddetto islamismo radicale.
E così facendo pensano di creare da un lato un movimento di suggestione politica di particolare sintonia fondamentalista e dall’altro l’impedimento al fatto che le persone che siano convinte di una fede autentica di valori spirituali universali, insiti all’interno di una tradizione religiosa, come il Papa o come i nostri fratelli ebrei, o come qualsiasi persona che sia autorevolmente rappresentante di una cultura spirituale e pacifica e costruttiva e aperta a un vero confronto di giustizia e di conoscenza profonda, possano ancora avere il legittimo diritto di esprimersi dove vogliono.
Qui oserei dire, è una lotta tra tradizione e anti-tradizione. Diceva bene Cristina Marri, è un discorso tra commercio equo e solidale da una parte e contrabbandieri della verità dall’altra. A questa presunta alleanza bisogna forse, grazie anche a una serata come questa, armarci di una consapevolezza e di una reazione intellettuale che ci permetta di difendere e di salvaguardare ciò che è piu caro come patrimonio della nostra civiltà occidentale, che sono quei valori di autentica spirituale e di profonda umanità che, guarda caso, i bigotti formalisti da una parte e gli atei anticlericali dall’altra vorrebbero cercare di costruire per impedire che noi e i nostri figli si possa continuare sulla base di questi antichi ed eterni valori.
La maggioranza dei musulmani pratica la propria fede con gradi di intensità diversi, ma sicuramente estranei alle strumentalizzazioni politiche e alle logiche integraliste.
Se dovesse mai sorgere questa cattedrale nel deserto da “mille e una notte” sarebbe una “sperequazione ideale”, questi 6000mq di nuovo Centro, non so come chiamarlo, “socio-commerciale”, una struttura che, secondo gli amministratori laici attualmente al potere sarebbe l’espressione di una libertà religiosa ma di fatto verrebbe poi data in gestione esclusiva a quella che è l’espressione piu intransigente di una società parallela che non ha nessun interesse, nessuna disponibilità a una integrazione interculturale e rispettosa di un vero ecumenismo fra religioni, confessioni, fedi e anche atei, perché sono invece interessati a creare un ghetto dove si parla un arabo militante. La comunità islamica infatti prega in arabo coranico ma parla, dal Marocco alla Siria, con dialetti arabi che molto spesso sono fra loro incomprensibili.
Ma c’è un nuovo linguaggio che chiamo volgare, la volgarità di una dialettica di matrice fondamentalista. Questo è un linguaggio seducente per dei giovani che hanno perso un orientamento ai valori della vita. Io ricordo che in altri tempi c’erano autori di un certo spessore che anche in Occidente riuscivano a emozionare o a fomentare una consapevolezza della crisi del mondo moderno, però lavoravano su delle basi culturali, di rinnovamento tradizionale, di sensibiltià spirituale. Non lavoravano per creare un’ideologia del terrore basata su prediche cosiddette in arabo, dove c’è la volgarizzazione dell’arabo come lingua, ma in realtà c’è la volgarizzzazione del sacro. E’ proprio una profanazione di alcuni principi tradizionali e una eterodossia anche dal punto di vista del culto.
Dall’intervento di
MARCO GUIDI, giornalista
Vorrei chiarire alcune cose tipicamente bolognesi.
Prima cosa. Tutti quelli che gravitano intorno alla erigenda moschea fanno parte dell’UCOII, Unione delle comunità e organizzazioni islamiche in Italia. L’UCOII non è altro che la frangia italiana dei Fratelli musulmani, movimento integralista fondato in Egitto nel 1928 da un maestro che si chiamava Assad Elban. Senza andare troppo nella storia dell’UCOII, vorrei dirvi alcune cose che i Fratelli Musulmani, e quindi anche l’UCOII, hanno dichiarato di recente.
Alla domanda: “Sono
leciti i kamikaze, quelli che si fanno scoppiare in mezzo alla gente?”
Ha risposto Al Tantawi, un teologo che insegna all’Università di Al Azar [ la quale è un po’, diciamo, mutatis mutandis, il Vaticano dell’Islam sunnita, anche se in realtà ricordiamo sempre che molti che noi scambiamo per religiosi sono persone che più che altro sono esperti di diritto.]
“Non è lecito usare i
kamikaz contro altri musulmani, ma contro gli occupanti sionisti sì.”
Seconda domanda: “E’
lecito che questi kamikaze, facendosi esplodere, uccidano anche i bambini?”
Risposta di Tantawi: “Il
Corano vieta, l’uccisione di donne e bambini e persino l’abbattimento degli
alberi da frutto in guerra, ma considerando che questi bambini poi crescono e
diventeranno soldati israeliani, è lecito.”
Ma c’è dell’altro. L’UCOII, questa volta in prima persona, non attraverso i centri teologici dell’Egitto, di Al Azar, dei Fratelli Musulmani, pratica una usanza giuridica che fino a non molti anni fa era tipica dei musulmani sciiti: la taqqiya, parola araba che si può tradurre approssimativamente con dissimulazione. Cioè: tu dici una cosa e ne pensi un’altra. L’esempio tipico ultimo della taqqiya è stato un lunghissimo articolo pubblicato per ordine del magistrato sul Corriere della Sera, a firma di Nour Bashan, uno dei massimi esponenti dell’UCOII, che diceva una serie di bugie, fra cui 1) che il centro islamico di Bologna non avrebbe nulla a che fare con l’UCOII, quando dicono il contrario lo statuto del Centro islamico, il sito dell’UCOII “Chi siamo” e il sito del Comune; 2) che in ogni caso che loro non avevano nulla a che fare con la moschea. Bugie che io ho rintuzzato una per una sul Carlino, imitato alcuni giorni dopo dal mio amico Magdi Allam sul Corriere.
Ma perché, secondo la giurisprudenza islamica, è lecita la taqquiya, la dissimulazione? È lecita nel momento in cui la tua vita, la tua libertà e le tue sostanze sono in pericolo. Quindi è lecita quando sei di fronte a un potere nemico, a un potere oppressivo. Allora ho chiesto a Nur: qual è in questo caso il potere nemico che mette a rischio la tua vita, la tua libertà e le tue sostanze? Il Comune di Bologna? I cittadini bolognesi? Lo Stato italiano? La società italiana? Perché la taqqiya, per trovare giustificazione, secondo la stessa giurisprudenza islamica deve essere espressa in una di queste tre situazioni, in cui la tua vita, la tua libertà o la tua proprietà siano a rischio. Non mi risulta che in Italia la vita, la libertà e la proprietà di un musulmano siano a rischio perché questi è un musulmano. Quindi in questo caso non sarà che sono LORO a considerare NOI i loro nemici? Cioè, rovesciamo la cosa.
Ma da queste cose, che ho scritto, che dico, che ho detto a Mancuso, a consiglieri comunali, sul giornale, alla radio, in televisione, se ne deduce un’altra: perché il comune di Bologna va dritto come un missile e insiste? Hanno battezzato l’UCOII e l’UCOII deve essere. Io ho il sospetto che ci sia qualcosa di non detto, qualche cosa di non chiaro: qualche protocollo segreto?
Se no è una cosa ancora peggiore. Dimostrerebbe una volontà direi luciferina di andare avanti.
Oltretutto l’UCOII dice rapresentiamo l’80 percento dei musulmani praticanti.
I musulmani praticanti sono forse il 7 percento dei musulmani Quindi sarebbero l’80 percento del 7 percento. Ma non è vero neppure questo! Questa associazione non arriva a 50 persone. Vi rendete conto stiamo veramente parlando del nulla? Se non fosse che il Comune insiste, e per ultimo per bocca anche del suo assessore Mancuso - si vede che il suo predecessore si vergognava - quando gli ho detto l’Ucoii così e così…ha detto “Non ci risulta. Queste sono brave persone”
C’è qualcosa che non va.
Ma c’è anche un’altra cosa che non va.
Mi dicevano alcuni dell’UCOII di Bologna che il futuro imam della futura moschea predicherà in arabo. Perché? Perché è la lingua di Allah. Ma della comunità islamica bolognese meno di un terzo sono arabi! Albanesi, bosniaci, bangladesh, pakistani, turchi, senegalesi: nessuno di questi parla arabo. L’unica lingua veicolare, comune a tutti, se l’imam volesse essere capito da tutto il suo gregge, sarebbe l’italiano.
Oltretutto, se parli in arabo classico con un muratore maghrebino, questo non ne capisce
Perché allora la
predica in arabo?
Per segnare un’alterità,
una diversità dalla società in cui vivi.
Per finire, c’è un libro: “Euroislam”, di un intellettuale nato a Damasco ma che da quando aveva 18 anni vive in Germania, che dice una cosa chiarissima: o noi europei sapremo, COLLABORANDO CON I MUSULMANI CHE CI SONO, CREARE UN EURO-ISLAM , che tenga separata la politica dalla religione, che faccia sì che i canoni religiosi e i canoni politici scorrano parallelamente ma non si intersechino, che riconosca i valori della democrazia, dell’uguaglianza dei sessi, e di altre cose, e allora avremo vinto, o non ci riusciremo, e allora prepariamoci a UN FUTURO MOLTO, MOLTO, MOLTO BUIO.
Noi qui questa sera stiamo cercando di fare proprio anche questo, di fare sì di aiutare quei musulmani che vogliono questo euro-islam, che vogliono la nostra democrazia, perché se no stavano a casa loro, se no non scappavano. Se erano così ricchi, così felici, così liberi, stavano a casa loro.
Sono venuti qui perché
erano poveri, perché erano servi, perché erano infelici. Sono venuti qui a
cercare qualcos’altro.
Quindi i nostri nemici in questo caso non sono solo i signori dell’UCOII, ma i signori del Comune di Bologna che, di fronte a questa serie di testimonianze inequivocabili – di cui le prove stanno sui loro testi, su libri pubblicati in Italia, non occorre sapere l’arabo, o l’inglese - dicono che non è vero, che abbiamo una visione manichea e una serie di altre sciocchezze.
Visto che il Comune non cambia idea, si tratterà di fargliela cambiare in qualche modo.
Ma io temo che ci sia un unico metodo: bloccare la moschea.
Chi vi parla è favorevole alla moschea, basta vedere come è messa via Pallavicini, perché la Costituzione italiana dice che ognuno ha diritto, nel rispetto della legge e del costume, di praticare la propria religione.
Non sono favorevole che una gigantesca moschea sovradimensionata venga affidata ai nemici principali dell’Occidente, che praticano la dissimulazione.