On. Ferdinando Adornato, Presentazione del progetto per un partito unico del centrodestra,
Bologna, Cappella Farnese,
[stralcio]
[....] E allora noi pensiamo alla costruzione di un
partito occidentale, che difenda e rilanci i valori
dell’Occidente, a un partito laico non laicista, a un partito che non pensa che
la vita pubblica possa migliorare se si espunge la religione dall’arena dei
valori che costruiscono il nostro sentire comune, o che debba essere relegata
nella vita privata, un partito che non crede nel relativismo culturale, cioè
non crede che tutte le verità siano sullo stesso piano, e valgano l’una quanto
l’altra, ma che ci siano verità universali dell’uomo, del suo diritto naturale,
così come ci sono verità universali della democrazia, perché se noi cessassimo
di considerare libertà e democrazia come valori universali, si aprirebbe una
pagina davvero buia per tutto il pianeta.
Pensiamo a un partito
europeo, che non vive l’Europa con un complesso di inferiorità come se l’Italia
fosse una cenerentola, ma vive l’Europa sapendo che l’Italia è una delle
nazioni fondatrici e quindi mentre sentiamo il bisogno di insistere perché il
processo di integrazione vada sempre più avanti, sentiamo anche il bisogno di
far sentire la nostra voce perché in Europa prevalgano politiche che possano
essere utili per tutti i paesi membri, e anche politiche della Banca Centrale
rispetto alle situazioni economiche di crisi che il nostro continente vive.
Sentiamo il bisogno anche di una riforma radicale
dell’assetto sociale dell’Europa così come il documento di Lisbona aveva decretato, perché altrimenti il nostro continente non
è più competitivo.
Pensiamo a un partito
nazionale ma di una nuova concezione della cultura nazionale, che rovescia
anche una storia scritta e per esempio supera quel paradosso di Althusser che aveva, dopo gli accordi del secondo
dopoguerra, abilitato la cultura comunista come cultura di libertà. Per troppo
tempo la parola anticomunismo è stata parola che non
si poteva usare in Italia, che non era politically correct mentre qualsiasi democrazia liberale si basa
sull’antifascismo sull’anticomunismo, sull’antifondamentalismo
e dunque una forza anti-fascista, anti-comunista, anti-fondamentalista
è quella che noi vogliamo costruire.
Partito nazionale ma di una
nuova storia nazionale che attinge anche ai serbatoi di culture e di filoni che
sono stati emarginati dalla cultura di sinistra e che riporta alla luce ciò che
era stato messo in un polveroso archivio dall’egemonia di cui parlavo. Basta pensare che persino
figure così straordinarie e indiscutibili come De Gasperi
e Einaudi sono quasi figure
da riabilitare, così poca è stata la tradizione viva e operante che riguarda il
loro pensiero che è stata prodotta nel nostro paese.
Pensiamo a un partito
riformista, l’oggetto oscuro della storia della prima repubblica. Se voi
contate le grandi riforme fatte in trenta o quarant’anni della nostra storia,
le segniamo con le dita di una mano: le regioni, la riforma del diritto
agrario, la scala mobile, dimentico qualcosa ma
andiamo a 4 o 5 non di più. Se confrontate con cosa abbiamo fatto negli ultimi
4 anni: ne abbiamo fatto il doppio, il mercato del
lavoro, la riforma delle pensioni, la scuola, le riduzioni fiscali, e si può
proseguire.
Pensiamo a un partito
riformista anche perché quello che si è condensato nella Casa delle Libertà è
qualcosa di nuovo che corrisponde a quattro filoni che noi mettiamo insieme per
valorizzare, non per annullare, perché ciascuno porti dal proprio punto di
vista un arricchimento: l’ispirazione cristiana e liberale, l’ispirazione del
riformismo laico, il liberal-socialismo, la destra
moderna ed europea.
Intorno a questi 4 filoni si costruiscono i valori
di cui stavo parlando, si costruisce un senso di attaccamento
alla famiglia come cellula sociale della comunità, si costruisce un’idea dello
Stato che è al servizio del cittadino perché, come diceva De Gasperi, prima viene l’uomo e poi viene lo Stato. La
persona come motore ideologico del proprio stare insieme. Usciamo da un secolo
che ci ha proposto la centralità della razza, con il nazismo, e la centralità
dello Stato, con il comunismo. Viviamo n un mondo in cui ci si propone anche
adesso la centralità dello Stato. Noi ritorniamo a quel valore dei valori che è la centralità della persona. Ed
è questa la nostra bandiera. E guardate che è la bandiera della nuova
competizione bipolare europea, la bandiera del PPE che si sta configurando non
più come una esclusiva internazionale democristiana ma
come la famiglia di riferimento di quanti, popolari, liberali, gollisti,
conservatori, in nome di questa filosofia politica si oppongono alla famiglia
della socialdemocrazia, dei post-comunisti e dei verdi, che si raggruppano più
facilmente intorno al concetto di centralità dello Stato.
Ci sono delle eccezioni, Chirac
può essere un eccezione per il nostro campo, Blair può essere un’eccezione per il loro. Ma già in
Francia la stella e la proposta politica di Nicholas Sarkozy sta creando le condizioni
perché anche in quel paese l’unione fra gollisti e popolari non sia solo
un’unione tattica ma un’unione fondata su principi culturali e valori
condivisi.
Ecco allora che è falsa
Questo è un grande progetto
storico. Stiamo lavorando per costruire il nuovo partito italiano di governo del XXI secolo. Per chiudere una stagione di transizione di
dieci anni che ha prodotto confusione e che ha prodotto persino la
moltiplicazione dei partiti in luogo di quello che pensavamo all’inizio, cioè di una semplificazione della vita dei partiti. È anche
questione di legge elettorale, e la affronteremo ormai nella prossima
legislatura, ma non è solo questione di legge elettorale. La volontà politica può precedere quello che l’ingegneria istituzionale
non ha ancora fatto.
Ecco allora che la lungimiranza che ci si chiede è di anticipare con una grande offerta politica nuova questa fine di transizione che noi per primi sul centrodestra facciamo, visto che Rutelli propone delle cose diverse da questa. Personalmente io invece auspicherei che anche sul fronte opposto si andasse verso quella direzione, ma visto che ci sono e che ci troviamo a commentare dico ai moderati cui Rutelli cerca di riferirsi con questa mossa, prevedendo magari che ci sia una fuga da FI o da altri settori del nostro schieramento, direi a Rutelli ma soprattutto direi a quelli che si riconoscono nel termine di "moderati", di stare attenti, perché con questa proposta Rutelli è uno spacciatore di illusioni. Sembra quello che vendeva il whisky agli indiani per fiaccarli durante la guerra contro le giacche azzurre. Perché? Perché difende con questa linea una cultura diversa da quella dei Ds, da quella che egli ha chiamato l’egemonia dei comunisti - senza fare scandalo come faceva Berlusconi quando diceva la stessa cosa - ma poi li porta alla convivenza non con i Ds ma con Rifondazione comunista. Perché il ragionamento di Rutelli può valere per quel 25 per cento di segmento della quota proporzionale, ma dopo le bandiere che Rutelli proporrà a questi moderati e che già si sa che propone sono quelle di un’Unione in cui non solo ci sono i Ds ma c’è Rifondazione comunista. Quindi è puro whisky che spaccia a moderati, che però io credo che siano più saggi di quanto fossero gli indiani in questione. E tra l’altro l’unica polemica che ha aperto è con Romano Prodi, non con Fausto Bertinotti. Quindi mi sembra che ci siano tutte le condizioni per smascherare questa proposta che abbiamo sul centro sinistra.
Io dunque auspicherei che anche dall’altra parte
andassero in porto progetti analoghi ma in ogni modo,
guardiamo a noi stessi e alla proposta che dobbiamo fare agli italiani per il
2006. Non può essere una proposta di vertice, dunque che mille fiori
fioriscano, che nascano dei club per la formazione del
Partito della Libertà, che la gente si organizzi e si mobiliti. Perché non
saremo noi siglando un accordo, non saranno i nostri leader mettendosi un
giorno d’accordo (speriamo), ma saremo noi, sarete
voi, sarà l’attiva mobilitazione degli italiani a imporre quello che è un
sentimento comune per tutti noi, già da dieci anni, e che aspetta solo la sua
sanzione storica, un grande partito italiano di governo per il XXI secolo.